Mostre ed eventi artistici da non perdere a giugno in Italia
A giugno in Italia le temperature sono calde e le giornate sono più lunghe, per cui è un piacere spostarsi ed approfittare di un’offerta culturale che nel nostro paese è particolarmente ricca. Vogliamo perciò segnalare le mostre e gli eventi più interessanti da non perdere nel mese di giugno in Italia.

150 anni dell’Impressionismo
Come abbiamo già scritto in questo spazio, il 2024 è l’anno in cui si celebrano 150 anni dell’Impressionismo. Oltre alla Francia non mancano anche in Italia mostre su uno dei movimenti più importanti della storia dell’arte.
A prescindere dalla mostra-confronto a Palazzo Reale di Milano tra due grandi maestri del movimento, Paul Cézanne e Pierre-Auguste Renoir, che rimarrà aperta fino al 30 giugno e di cui abbiamo già parlato, i grandi artisti impressionisti, come Monet, Degas, Manet, Renoir, Cézanne, Gauguin, Pissarro e altri sono i protagonisti dell’esposizione: L’alba della modernità, in programma fino al 28 luglio al Museo Storico della Fanteria a Roma.
Per tutto il mese di giugno e fino al 14 luglio il Comune di Padova e Arthemisia presentano presso il Centro Culturale Altinate, San Gaetano a Padova una mostra: Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet di Parigi. Saranno esposti tele famose, come Il treno nella neve. La locomotiva (1875), Londra. Parlamento. Riflessi sul Tamigi (1905), oltre alle Ninfee (1917-1920) ed ai Glicini (1919-1920).
Vi invitiamo a non perdere le mostre sull’Impressionismo, in quanto è un movimento che piace moltissimo, soprattutto per la rappresentazione degli effetti della luce e per la raffigurazione della realtà nel suo fluire continuo. Agli artisti impressionisti interessava, infatti, trasmettere l’attimo fuggente e l’impressione visiva del momento, che varia per il cambiamento della luce.

Henri de Toulouse-Lautrec a Rovigo e a Torino
A 160 anni dalla nascita di Henri de Toulouse-Lautrec (1864 – 1901) due mostre, una a Rovigo, la seconda a Torino, presentano aspetti inediti dell’artista francese, che è il più rappresentativo delle atmosfere affascinanti della Belle Époque parigina.
Abile psicologo ha rappresentato nei suoi quadri i quartieri popolari, i caffè, i bordelli, dando voce, in modo crudo e sincero, alle donne ed agli uomini delle classi emarginate. Le sue sono figure che, a volte in pose inconsuete, spesso deformate, esprimono una forte personalità, mostrando sempre la loro umanità e dignità.
I suoi soggetti preferiti sono le ballerine e le meretrici, di cui amava rappresentare l’ atteggiamento disinvolto e la spontaneità, scevre da ogni forma di sentimentalismo e di moralismo. Un altro tema a lui caro era l’ambiente anticonformista, eccentrico e vitale del circo.
La grande mostra su Henri de Toulouse-Lautrec a Palazzo Roverella a Rovigo, che continua per tutto il mese di giugno, si concentra proprio sulla sua attività di pittore, andando oltre l’immagine che di lui ci viene spesso trasmessa come creatore soltanto di manifesti.
In quella al Mastio della Cittadella a Torino, intitolata Il mondo del circo e di Montmartre, che rimarrà aperta fino al 21 luglio 2024, non si vedranno, invece, “quadri in esposizione, ma prevalentemente litografie che raccontano, in un approccio interessante, perché un artista diventa un pubblicitario e un pubblicitario diventa artista”, come ha precisato il curatore della mostra, Joan Abellò.
Oltre alle 100 opere, tra manifesti, litografie e illustrazioni, l’esposizione si arricchisce delle 12 stampe della serie Elles, datate 1952, che compongono la seconda sezione. In questa serie Toulouse- Lautrec ha tratteggiato con garbo e delicatezza i gesti della quotidianità solitaria e malinconica delle prostitute.

Vincent Van Gogh a Trieste
Rimanendo nel Nord Italia, non si può non ricordare la Mostra su Van Gogh, Van Gogh. Capolavori dal Kröller Müller Museum che, dopo l’ enorme successo riscosso a Roma, si potrà visitare al Museo Revoltella a Trieste, fino al 30 giugno.
La rassegna, che a Trieste si arricchisce dei ritratti di Monsieur e Madame Ginoux (1890), i proprietari del caffè di Arles, frequentato da Van Gogh, è una documentazione dell’ intero percorso dell’artista. Ne scaturisce l’immagine di un uomo dalla vita tormentata da una continua inquietudine che lo ha spinto a rappresentare sulla tela una realtà deformata dalla lente del suo stato d’animo.
L’artista olandese ha sempre avvertito una grande empatia soprattutto per chi era impegnato nel duro lavoro della terra, come i contadini o i raccoglitori di patate che immortalò nei suoi quadri più famosi. Il suo intento non era la denuncia sociale per lo sfruttamento dei lavoratori della terra, quanto far emergere il loro senso di sacralità nei confronti della dura fatica, del dovere e dell’attaccamento alla terra. Per la prima volta appaiono così sulla tela personaggi dai volti sgraziati, dagli abiti sporchi e dalle mani gonfie, perché tali li aveva resi il duro lavoro.
Durante il soggiorno parigino (1886-1888) l’artista, anche grazie all’influenza degli impressionisti, ha ampliato la scelta dei soggetti delle sue opere e la sua tavolozza di colori. In Provenza poi fu affascinato dalla luce intensa e calda del sud della Francia, la cui forza vitale è riflessa, per esempio, nelle numerose variazioni del giallo della serie dei girasoli.
Una particolare luminosità emerge anche da uno dei suoi capolavori, Notte stellata, grazie alla complementarietà del blu con il giallo. L’uso del colore, reso con ampie pennellate vigorose ed energiche, va oltre la rappresentazione della realtà. Il cielo è rappresentato da linee di colore curve, incalzanti, tormentate che trasmettono i sentimenti malinconici dell’artista olandese.
Risale a questo periodo l’interesse di Van Gogh per la fisionomia umana, che lo spinse a dipingere una lunga serie di ritratti ed autoritratti. Tra questi bellissimo è l’Autoritratto che dipinse nel 1889, durante il ricovero al manicomio di Saint-Rémy. Dallo sfondo di un azzurro vibrante emergono i contorni del viso, gli zigomi sporgenti, lo sguardo cupo, ma penetrante, l’arancione intenso della barba e dei baffi , che sembrano fuoriuscire prepotentemente dallo sfondo di tonalità chiare. Evidentemente Van Gogh voleva affermare la sua individualità e lasciare un’immagine di sé ai posteri.
Un anno dopo, nel 1890, Van Gogh deciderà di porre fine alla sua esistenza.


I quadri di Joan Miró a Catania
Per tutto il mese di giugno e fino al 7 luglio 2024 presso il Palazzo della Cultura a Catania è possibile visitare la mostra Miró – La gioia del colore a cura di Achille Bonito Oliva. Tra tempere, acquerelli, disegni, sculture e ceramiche, oltre a opere grafiche, libri e documenti la mostra ripercorre l’iter creativo di Miró. Una sezione di fotografie e video mostra anche alcuni aspetti della vita privata e pubblica dell’artista spagnolo.
Miró (1893-1983) a 27 anni si trasferì da Barcellona a Parigi, in quella città ricca di fermenti culturali. Lì conobbe Picasso, si accostò poi al dadaismo, ma l’incontro più importante fu con gli esponenti del surrealismo, un movimento che lo influenzò per tutta la vita, anche quando se ne allontanò.
Di questo movimento Mirò apprezzò l’intento di esprimere sulla tela le paure e gli istinti dell’inconscio senza alcun controllo morale o razionale, ma soltanto secondo il “puro automatismo psichico”. I surrealisti volevano cioè favorire la libera associazione di immagini, lasciando che si susseguissero automaticamente, senza il collegamento logico del ragionamento.
Lo si può vedere in una delle sue opere più famose, Il Carnevale di Arlecchino del 1924, dove l’artista ha rappresentato aspetti inconsci attraverso visioni fantastiche e giocose dell’immaginazione. Oppure in Ballerina II del 1925, un’altra opera di Mirò molto conosciuta, dove, su di uno sfondo blu acceso, dei cerchi punteggiati, che formano una spirale ascendente, danno l’idea del movimento, mentre la ballerina è rappresentata da un cerchio che evoca la testa e che si collega con una linea sottile ad un cuore rosso brillante. Il rosso evoca la passione e l’emotività, mentre la stilizzazione dell’immagine ridotta al minimo, i contrasti di colore, le linee curve trasmettono le emozioni del ballo nel suo movimento sinuoso.
Biennale d’Arte di Venezia
Una tappa obbligata in Italia a giugno è la Biennale d’Arte di Venezia, un luogo dove andare ogni anno per chi ama tutte le arti: cinema, arte, architettura, danza, teatro.
Alla 60esima Esposizione Internazionale d’Arte del 2024, in programma dal 20 aprile al 24 novembre 2024, i cui padiglioni sono dislocati in vari luoghi di Venezia, partecipano ben 88 Paesi.
Il tema di quest’anno, dal titolo Stranieri ovunque riguarda la migrazione e l’inclusione. In particolare l’espressione Stranieri ovunque, come ha spiegato il curatore, Adriano Pedrosa, vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri, ma soprattutto non dobbiamo dimenticare che nel profondo siamo tutti veramente stranieri.
Quest’anno la Mostra è infatti “una celebrazione dello straniero, del lontano, dell’outsider, del queer e dell’indigeno” e “parlerà di artisti che sono essi stessi stranieri, immigrati, espatriati, diasporici, émigrés, esiliati e rifugiati, in particolare di coloro che si sono spostati tra il Sud e il Nord del mondo” (Pedrosa).
Sarebbe troppo lungo parlare dei vari padiglioni, per cui accenno solo a quello del nostro paese. Il Padiglione Italia, che si trova alle Tese delle Vergini nell’Arsenale, espone il progetto “Due qui / To hear” dell’artista Massimo Bartolini.
Oltre al fatto che il “due” presuppone “l’altro”, il titolo è un gioco di parole: “due qui”, che in inglese si traduce “two here”, è assonante al “to hear” (sentire), per cui vorrebbe significare che lo stare veramente insieme è nel sapersi ascoltare.
Il visitatore è immerso in un labirinto, al cui centro una fontana invita a contemplare i movimenti ipnotici di un’onda conica. Qui un’opera sonora sollecita la riflessione e l’ascolto di sé, proprio perché il “non essere straniero” presuppone innanzitutto il “non essere stranieri a se stessi”.
Festival di Caracalla 2024 a Roma
Al Caracalla Festival 2024, a Roma, negli spazi di uno dei più grandi complessi termali dell’antichità, iniziano, ai primi di giugno, gli appuntamenti con la musica pop.
Sul palcoscenico del Teatro Grande in questo mese sono protagonisti Fiorella Mannoia il 3 e il 4, Francesco De Gregori e Checco Zalone il 5 e il 9, Ornella Vanoni il 6, Samuele Bersani il 7, Il Volo l’8, John Legend il 10, i Pooh l’11 e il 12, Biagio Antonacci il 13 e 14, Antonello Venditti il 18, 19 e 21 ed Umberto Tozzi il 20.
Il Miles Gloriosus a Siracusa
Se poi volete passare un’ora e mezza in allegria e spensieratezza e nella magica atmosfera di un teatro greco, andate a vedere il Miles Gloriosus di Plauto, commediografo latino (nato prima del 250 a.C. e morto nel 184 a.C). La commedia sarà rappresentata dal 13 al 29 giugno nella stupenda cornice del teatro greco di Siracusa. E’ anche un’occasione per vedere o per tornare in una città di grande bellezza, non solo per la sua splendida posizione sul mare, ma perché è un gioiello dall’inestimabile patrimonio artistico, una fusione di civiltà greca, araba e bizantina.
Il Miles Gloriosus si sviluppa intorno alle vicende di un soldato fanfarone, grande esaltatore di se stesso e delle proprie imprese belliche e amorose, che rapisce la giovane Filocomasio di cui era innamorato un certo Pleusicle. Grazie ad una beffa architettata dal servo di quest’ultimo i due amanti si riuniscono ed il soldato viene deriso.
Come la maggior parte delle commedie di Plauto anche il Miles Gloriosus, frutto di una geniale fantasia, è caratterizzato dalla caricatura dei personaggi, dagli inganni e dagli intrecci ingegnosi e dal gusto della comicità, accompagnata da un linguaggio popolare, immediato e spontaneo.
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