La selezione di mostre da non perdere ad ottobre
Guardare l’opera d’arte stimola i sensi, l’immaginazione, le emozioni, ma anche sviluppa la creatività, come capacità di rinnovarsi e innovare.

Ed allora perché non approfittare delle mostre di cui è ricca l’Italia nel mese di ottobre ed in questo inizio di autunno?
Ecco per voi una rassegna di esposizioni che in tutta Italia presentano opere di artisti di fama internazionale.
Picasso a Milano
Incominciamo da uno degli artisti più famosi: Pablo Picasso (1881 – 1973). Carismatico e ribelle, è uno dei pittori più rivoluzionari della storia dell’arte.
Le celebrazioni in suo omaggio non si sono limitate al 2023, anno in cui ricorreva il 50° della sua morte, ma continuano in tutto il 2024.
Solo a Milano, nella prima metà dell’anno, al Mudec, gli è stata dedicata la mostra Picasso, La metamorfosi della figura ed ora dal 22 settembre fino al 2 febbraio 2025 è in corso un’importante retrospettiva a Palazzo Reale, dal titolo Picasso lo straniero.
L’esposizione, che presenta più di 90 opere dell’artista, oltre a documenti, fotografie, lettere e video, è un’occasione speciale per scoprire la produzione artistica di Picasso da una angolazione nuova, quella di straniero con problemi di integrazione in una Francia che gli ha sempre negato la cittadinanza.
La condizione di esule e di estraneo, costantemente sotto sorveglianza, in quanto sospettato di essere un anarchico, lo ha segnato profondamente. Allo stesso tempo però è stato per Picasso uno stimolo per cercare soluzioni artistiche sempre nuove in cui incanalare e sfogare le sue inquietudini.
Attraverso il percorso espositivo si può avere un’idea della complessità dell’iter artistico di Picasso, che dal tormentato Periodo Blu e dal meno malinconico Periodo Rosa passò al cubismo, per tornare poi ad uno stile pittorico più classico. Nell’ultima fase della vita, invece, si è dedicato ad una pittura più “violenta” ed ha ripreso lo stile cubista. Ne è un esempio la famosa tela Guernica, considerata dalla critica la sintesi della produzione artistica di Picasso.
Picasso a Mantova
Oltre a Milano, è in corso anche a Mantova, fino al 6 gennaio 2025, una mostra sull’artista spagnolo, dal titolo Picasso a Palazzo Te. Poesia e Salvezza. Vengono esposte circa 50 opere, tra documenti, lettere, sculture e dipinti, alcuni eccezionalmente presenti in Italia per la prima volta.
Anche questa mostra si concentra su un Picasso esule a Parigi. Qui, però, vengono presentati gli effetti benefici della poesia sul suo animo tormentato. L’accoglienza da parte di un gruppo di poeti si è rivelata salvifica ed anche una fonte di ispirazione. Fu allora, infatti, che Picasso dipinse una serie di incisioni dedicate alle Metamorfosi del poeta latino Ovidio.
I disegni che si ispirano al poema latino sono visibili nella prima sezione della mostra. Nella seconda invece disegni, sculture e documenti evidenziano il rapporto tra Picasso ed il gruppo di poeti francesi. Nella terza sala si può vedere come la poesia sia stata per l’artista un mezzo di salvezza da una profonda crisi personale (come enuncia lo stesso titolo, Poesia e Salvezza).
Le mostre di Milano e di Mantova, entrambe curate da Annie Cohen-Solal e nate dalla collaborazione con il Museo Nazionale Picasso di Parigi, sono l’una complementare dell’altra.
Con il biglietto di ingresso della prima esposizione i visitatori potranno accedere all’altra con il ridotto.
Antonio Ligabue a Roma
Spostiamoci a Roma dove al Museo Storico della Fanteria è allestita fino al 12 Gennaio 2025 una mostra molto importante, dal titolo Ligabue. I misteri di una mente. L’importanza dell’evento è data dalla volontà di rivalutare l’opera di Ligabue (1899-196), liberandolo innanzitutto dall’etichetta di pittore naïf che dà alla sua arte una visione riduttiva e talvolta dispregiativa.
E’ vero che Ligabue non era colto e aveva difficoltà cognitive, ma è fuori dubbio che la sua arte ha una potente forza espressiva. La psicologia dell’arte ci può offrire un valido aiuto a capire il significato della sua opera ed in particolare l’analisi del rapporto di Ligabue con l’autoritratto può risultare particolarmente significativa.
Non a caso nella mostra, che segue un percorso cronologico, viene data una particolare attenzione proprio all’autoritratto.
Come per Van Gogh anche per Ligabue l’autoritratto aveva una valenza psicologica, in quanto era un mezzo per esprimere il suo malessere.
I due artisti, pur in modo diverso e con stili diversi, hanno sentito il bisogno di raffigurare più volte la propria immagine in un dialogo, ma più spesso in un conflitto tra l’idea di sé e la percezione visiva del proprio volto, nel disperato tentativo di penetrare nella propria anima. Ma è implicita anche la volontà di lasciare un’immagine di sé ad un mondo in cui non si sentivano capiti ed accolti.
L’esposizione romana si arricchisce dei quadri di animali selvatici in giungle tropicali, accanto agli animali del bosco e delle fattorie ed agli scorci dei campi della Pianura Padana.
Il colore acceso, espressionistico, la pennellata corposa, la definizione dell’immagine in primo piano sono i tratti salienti della pittura di Ligabue, di una pittura autentica, a volte anche brutale, ma libera da qualsiasi legame con le scuole o la tradizione.
“Miró – Il costruttore di sogni”
Sempre a Roma, al Museo storico della Fanteria, è in corso fino al 23 Febbraio 2025 la mostra Miró – Il costruttore di sogni.
E un’opportunità non solo per vedere le opere di uno dei più grandi artisti del XX secolo, ma anche per esplorare fin dove si è spinta la sua creatività espressiva.
Joan Mirò (1893- 1983) è stato uno degli esponenti più significativi del Surrealismo, un movimento soprattutto artistico, nato a Parigi nel 1920. La caratteristica del surrealismo consiste nella libera espressione dell’interiorità dell’artista senza il controllo della coscienza.
Il percorso espositivo romano, che comprende una raccolta di opere realizzate da Miró tra il 1924 e il 1981, si divide in 8 aree tematiche che evidenziano l’interesse dell’artista in vari ambiti: litografie, manifesti, poesia, ceramiche, derrière le Miroir, pittura, musica, a cui si aggiunge una sezione dedicata al rapporto tra l’artista ed i suoi amici.
Tre aspetti riassumono l’importanza e la grandezza artistica di Mirò: le forme astratte ed i riferimenti al mondo dell’infanzia e della fantasia, l’uso di colori vivaci e di forme fluttuanti e la gioia di vivere, che è il sentimento ispiratore della sua arte.
L’impressionista Berthe Morisot a Genova
Impression, Morisot è la prima grande mostra in Italia dell’artista impressionista Berthe Morisot (1841-189), ospitata a Palazzo Ducale di Genova dall’11 ottobre 2024 al 23 febbraio 2025.
La mostra si colloca nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita dell’Impressionismo, che ricorre proprio quest’anno.
Il movimento provocò una vera rivoluzione nella storia dell’arte, in quanto agli impressionisti non interessava la rappresentazione della realtà oggettiva, ma trasmettere l’impressione che ricevevano da essa in momenti diversi a seconda della diversa luminosità.
La novità degli impressionisti consiste quindi nell’ aver colto l’attimo fuggente e nell’aver raffigurato sulla tela non ciò che della realtà rimane, ma ciò che cambia.
Per raggiungere il loro intento furono costretti a cercare una nuova tecnica, poiché quella tradizionale non era adatta a rappresentare l’ immediatezza e la mutevolezza del reale.
Tra i giovani pittori che nell’aprile del 1874 hanno dato l’avvio al movimento impressionista la sola pittrice donna era Berthe Morisot. La sua partecipazione ha una maggiore rilevanza, se pensiamo che ai tempi la pittura era una pratica del tutto maschile.
La mostra genovese, con 86 opere, tra dipinti, acqueforti, acquerelli, pastelli, cui si aggiungono documenti fotografici , ripercorre l’iter artistico di Berthe Morisot.
Come è comprensibile i soggetti dei suoi quadri sono le donne e spesso anche i bambini, che venivano rappresentati nella loro quotidianità e con una sensibilità tipicamente femminile.
L’artista impressionista era anche amante dei paesaggi e, come i suoi colleghi, dipingeva all’aria aperta.
Naturalmente come donna dovette combattere contro i pregiudizi legati al suo genere, ma è riuscita comunque ad emergere nell’ambito della pittura, contribuendo alla definizione di una nuova tecnica pittorica. Cominciò con lo studio degli effetti della luce che determina l’intensità del colore e abbandonò la forma classica ben definita a favore di un’immagine indeterminata, poiché rappresentava meglio il cambiamento ed il fluire continuo della vita.
Matisse e la luce del Mediterraneo
Rimaniamo nel settentrione dell’Italia, ma da ovest ci trasferiamo ad est, dove a Mestre-Venezia, al Centro Culturale Candiani, è in corso una mostra dedicata ad un grande maestro delle avanguardie del ‘900: Henri Matisse (1869-194). L’esposizione, dal titolo Matisse e la luce del Mediterraneo, rimarrà aperta fino al 4-3-2025.
Matisse aderì alla corrente del fauvismo, di cui è diventato l’esponente più importante.
I fauves abolirono il disegno e la prospettiva, semplificarono le forme e proposero l’uso di colori vivaci ed innaturali.
Contrariamente ai contemporanei pittori inquieti e malinconici Matisse trasmette con le sue opere la gioia di vivere ed una serenità mai banale. Le esprime con una ridotta gamma di tinte, con l’accostamento di colori puri, stesi in modo omogeneo e con contrasti cromatici inverosimili. Rappresentativa è La danza, uno dei suoi quadri più famosi, che raffigura cinque persone che danzano unite in un girotondo. Il quadro è realizzato in modo semplice, quasi infantile, ma grazie alla forza del colore risulta estremamente espressivo. I colori sono solo tre: il verde per la terra, il blu per il cielo ed il rosso per i personaggi. I corpi allungati e nudi sono in torsione, per favorire il movimento circolare, reso fluido dalle linee curve.
La ricerca del colore comporta anche lo studio della luce, che Matisse ritrova nell’ effusione della calda luminosità mediterranea.
Il colore e la luce, infatti, sono il fulcro della mostra che è suddivisa in sette sezioni: la modernità viene dal mare, la luce del Mediterraneo, l’età dell’oro, il Mediterraneo, un paradiso unico, a cui si affiancano Arabesco e decorazione e Lusso, calma e voluttà.
Nel percorso espositivo dialogano con Matisse altri artisti, tra cui Henri Manguin, André Derain, Albert Marquet, Maurice de Vlaminck, Raoul Dufy e Pierre Bonnard, con i quali l’artista francese ha condiviso la sua rivoluzione stilistica, la ricerca della luce ed il fascino delle luminose atmosfere mediterranee.
L’ingresso alla mostra è gratuito previa registrazione e compilazione del modulo online.
Vuoi commentare l’articolo? Iscriviti alla community e partecipa alla discussione.
Cocooners è una community che aggrega persone appassionate, piene di interessi e gratitudine nei confronti della vita, per offrire loro esperienze di socialità e risorse per vivere al meglio.